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Quello che mi passa x la capoccia….

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Viaggio Cina-Italia via terra: IRAQ (Kurdistan)

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In Iraq ci sono stato ormai esattamente 2 anni fa (grossomodo) ma ne scrivo solo ora…meglio tardi che Zia Amalia oserei dire…

Dopo un travagliato arrivo in Iraq dall’Iran e aver grossomodo dormito mi sveglio a Erbil dove a parte una piazza più o meno piacevole con tante fontane(che si può vedere nella foto qui sopra) non c’è molto.
A sì, la cosiddetta cittadella (seconda,terza, quarta e sesta foto qui sopra) che pare sia stata abitata da 8000 anni fino a tempi molto recenti ma che poi è stata dichiarata monumento nazionale ed è sotto restauro: al momento ci vive una sola famiglia allo scopo di preservare lo status di “abitata-ininterrottamente-da-ottomila-anni”. Fascinating.
Altra cosa abbastanza insolita è che a Erbil vendono dei numeri di telefono (che espongono per strada sui muri o nei negozi di telefonia come si può vedere in un paio di foto qui sopra): sembra che in Iraq (e precisamente in Kurdistan) avere un numero di telefono piuttosto di un altro sia una faccenda piuttosto seria.
Poi dopo un paio di giorni mi dirigo a Sulaymaniyah : sulla strada per le diverse città del Kurdistan mi fermano almeno 2-3 volte a dei check-in per controllarmi il passaporto.Sulaymaniyah sembra una città in rapido cambiamento: stanno sorgendo centri commerciali e nuove costruzioni un po’ ovunque. Degno di nota a Sulaymaniyah è il museo Amna Suraka (curdo per:” Red Intelligence Museum “) che in precedenza era il quartier generale e una prigione sotto il regime di Saddam Hussein e, ovviamente, un posto di feroce repressione della popolazione kurda; i muri dell’edificio sono completamente ricoperti dai fori delle pallottole lasciati durante l’assalto e la “liberazione” dell’edificio seguiti al crollo del regime di Saddam nel Kurdistan iraqeno. Ci sono ricreate le stanze degli interrogatori e le posizioni che le persone potevano assumere nelle celle dove coperte ed altre suppellettili sono state lasciate ancora nella posizione originaria che avevano al momento dell’assalto e liberazione dell’Amna Suraka; ci sono anche dei carrarmati di marca sovietica. E degli ambienti con le pareti e i soffitti completamente ricoperti di tante, piccole lucine, dove ognuna rappresenta una vittima kurda della repressione di Saddam Hussein. E’ una visita molto interessante e sono fortunato a trovare il posto aperto visto che è un giorno festivo e pare l’abbiano aperto solo perchè un gruppo di italiani aveva in qualche modo programmato la visita e io arrivo proprio nel momento in cui anche questo gruppo di persone arriva. Cosa insolita a Sulaymaniyah, visto che è comunque una cittadina non chissà quanto grande, è che ho l’impressione che ci siano pizzerie con nomi italiani un po’ ovunque(come si può vedere nella decima foto qui sopra in questo post: Pizzeria Lavo , interessOnte).
Poi mi reco a Dohuk : non mi pare ci fosse molto a parte un ristorante che quando ordini un kebab ti porta una porzione enorme di roba (olive, pasta, insalate, salse) come si può vedere nell’ultima foto in questo post.

Dall’Iraq passo il confine con la Turchia e mi dirigo a Gaziantep, città turca a qualche ora dal confine.

 

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