北京人 Běijīng rén

Quello che mi passa x la capoccia….

Hey there! Thanks for dropping by Theme Preview! Take a look around
and grab the RSS feed to stay updated. See you around!

Category : psychology

Una sensazione che penso chiunque abbia provato vivendo per un periodo di tempo più o meno lungo all’estero è la sensazione di ‘liquidità’, di instabilità, di perenne mutamento.
Ora va di moda la parola ‘expat’ (‘espatriato’?) per indicare la gente che vive all’estero. E nonostante non credo ci sia una ragione precisa per cui si sia cominciato ad usare questa parola invece della più comune e italiana ’emigrato’, credo che comunque la differenza sia sostanziale: l’ ‘expat’ in realtà non è un emigrato nel senso proprio del termine o almeno non lo è come lo si intendeva 50 anni fa.
L’expat (secondo la mia visione) è una persona tra i 23 e i 35 anni, che ama viaggiare e che passa tempi più o meno lunghi all’estero a studiare e/o lavorare.
Ma, nonostante tutti gli aspetti positivi, una cosa che ad un certo punto comincia a pesare e ad essere motivo di confusione e disorientamento, secondo il mio modesto parere, è essenzialmente il fatto che (come trend generale) si è sempre in qualche modo ghettizzati nel proprio giro di ‘expat’: occidentali di altri paesi, quando non proprio prevalentemente italiani.
Questo non sarebbe (che belle tette sode, non troppo grandi ma sode…scusate ero distratto a guardare una mia collega…ehmm..)….dicevo: il fatto di non avere troppi contatti (a livello di amicizia) con i cinesi ma rapportarsi solo con altri ‘expat’ occidentali non sarebbe una cosa negativa di per se ma porta a un grande inconveniente: il fatto è che TUTTI (facciamo il 99%?) della gente che studia o lavora temporaneamente in Cina lo fa appunto per un lasso di tempo determinato…e dopo tre, sei, dodici o diciotto mesi va via.
Questo è davvero un gran scazzo: ogni 3-6-12 mesi ci si ritrova ad avere da 10 a 2 amici nell’arco di qualche settimana, perchè la gente torna nel proprio paese o comunque si dirige verso altri lidi; dopodichè inizia (probabilmente, qualche settimana-mese dopo) un nuovo ciclo, già condannato a finire come il precedente fin dall’inizio.
Tutto ciò is very sad.
Per non parlare del fatto che, in ogni caso, vivere in questa bolla, in questa realtà virtuale che è il ghetto degli expat sebbene all’inizio sia interessante perchè (in pratica) è come vivere in un perenne Erasmus(http://it.wikipedia.org/wiki/Progetto_Erasmus) dopo un pò stanca decisamente.
Esaminiamo velocemente cosa fa un expat nel tempo libero (essenzialmente tre cose): si ubriaca, si ubriaca e si ubriaca. Molta varietà, n’è vero ? LOL …per dirla differentemente cmq: ci si scogliona in ufficio 5 giorni a settimana e i restanti due ci si da alla pazza gioia: e anche ciò comunque dopo un pò diventa una routine: stessi bar, stesse cose da fare, stessi posti…il tutto condito dalla “liquidità” , dalla temporaneità di sapere di avere degli amici temporanei, una casa temporanea, un lavoro temporaneo che cambierà nel giro di qualche mese, e via discorreggiando.
Per chi invece di lavorare studia è quasi uguale solo che (in parecchi casi) ci si da alla pazza gioia 7 giorni alla settimana invece di 2 giorni alla setttimana.
Quiiiindi qual’è la soluzione? it’s very easy…stare a lavorare in un posto (all’estero) non più di 1 anno. A menochè non si sia talmente innamorati del posto dove si vive da volervisi trasferire per luuungo tempo: caso che non è il mio comunque. Anzi, davvero non so cosa ci sto a fare ancora a Pechino.

Comincio davvero ad odiare questa città, vediamo perchè:
IL CIBO. il cibo cinese dopo due anni e mezzo quasi ininterrotti(a parte 4 mesi l’anno scorso passati tra Australia e Italia) mi ha davvero stancato: non lo tollero più e non tollero più soprattutto quelle maledette bettole schifose dove si mangia per 1 o 2 euro(10-20 yuan cinesi); e non lo tollero più per diverse ragioni: innazitutto il cibo cinese(in generale) è olioso e unto da far schifo; poi è troppo aromatizzato: i sapori praticamente scompaiono sotto una valanga di aromi(peperoncino piccante per esempio ma anche molti altri) che coprono completamente il gusto originario dell’alimento; le cucine delle suddette bettole(l’80-90% dei ristoranti cinesi è una bettola estremamente grossolana) dove si mangia per 2 euro non seguono la benchè minima regola d’igiene e ciò porta come conseguenza al fatto che 20 giorni su 30 lo stomaco non sia proprio esattamente in perfetta forma(quando non si arriva proprio a forme di diarrea acuta); ovviamente l’arredamento (per modo di dire) di questi posti è estremamente spartano e di questo non me ne fregherebbe un granchè ma anche questo dopo un po’ inizia a stancare.
Poi a questo dovremmo aggiungere l’argomento MENSA: la maggior parte delle aziende in Cina ha una sua mensa e ovviamente tutti i difetti dei ristoranti cinesi in tali luoghi si moltiplicano(e io sono costretto a mangiare a mensa ogni mezzogiorno dal lunedì al venerdì).

LA GENTE (i cinesi)
A parte la bolla degli stranieri di cui si parlava prima si deve comunque in qualche modo avere a che fare ogni giorno coi cinesi. Che, secondo il mio non modesto parere, è gente decisamente non interessante.
Il cinese medio (99% della popolazione) è spesso e volentieri privo di vere e proprie idee personali: è completamente indottrinato fin dalla culla in pratica, un perfetto robot a cui viene detto esattamente cosa pensare(e di conseguenza come agire): è una noia mortale per niente stimolante. Ed è una noia perchè le cose che pensano (sentite le opinioni di un cinese è come se ne avessi sentiti centomila) sai che non sono loro conclusioni critiche ma indottrinamenti dei quali sono stati nutriti fin dalla nascita (stronzate del tipo ‘taiwan è parte della Cina’, ‘odio i giapponesi per gli eventi della seconda guerra mondiale’, ‘fare soldi e sacrificare anche totalmente la mia vita privata è normale’) e di cui ora non possono fare a meno.
Ed è questa la ragione della crescita economica della Cina: la rinuncia totale ad un proprio pensiero critico, tale che la Cina (o almeno la Cina Han che sarebbe l’etnia dominante) è quasi come se fosse un solo uomo, assolutamente uniforme: tutti con le stesse idee e gli stessi obiettivi. A me questa gente votata esclusivamente al materialismo e spesso totalmente acritica è divenuta totalmente intollerabile.

LA CITTA’
Pechino è una città grigia, inquinata, tutta uguale.
A parte ALCUNE zone centrali della città (i pochi hutong [vicoletti] rimasti e i monumenti) è un conglomerato sconfinato di palazzi tutti uguali a se stessi. Pechino sta conoscendo un espansione senza fine, sono davvero centinaia di migliaia le persone che arrivano dalle zone rurali della Cina e di conseguenza i nuovi palazzi(casermoni di 10,20,40 piani) spuntano come funghi ovunque.
E questo è il meno: la cosa che sta davvero arrivando a livelli non più tollerabili è la stramaledetta FOLLA, la gente che sta come formiche ovunque, rendendo specialmente le ore di punta delle perenni bolge che portano lo stress a livelli non sempre quantificabili. Quella folla scomposta, maleducata, senza il minimo rispetto per il prossimo: gente che spinge come azione sistematica nelle metropolitane, gente che taglia la fila sistematicamente a mensa o in qualunque altro luogo pubblico dove in teoria sarebbe previsto il rispetto di un turno.
Ma passiamo al traffico stradale: in Cina in pratica c’è una sola regola che regola il traffico e cioè: ‘fai il cazzo che ti pare’, il che se condito di un minimo di buon senso potrebbe anche essere accettabile ma purtroppo il buon senso in Cina non è una merce molto diffusa.
Parliamo dei pedoni (per gli automobilisti il discorso è grossomodo lo stesso): cominciamo col dire che il rischio di rimanere ammazzati attraversando la strada in Cina non è per niente una oppurtunità remota. Come precondizione c’è da dire che quando per le macchine il semaforo è rosso, le macchine che vengono da destra possono comunque passare, quindi se la strada è molto trafficata il pedone (anche se il semaforo per lui è verde e attraversa sulle strisce pedonali) non passa praticamente mai. E qui la domanda sorge spontanea, e cioè: ‘ma scusa se attraversi sulle strisce pedonali non ti fanno passare?’ la risposta è ‘no’. In Cina se attraversi sulle strisce pedonali le macchine quando ti vedono o accellerano per passare prima di te o cercano di scansarti con uno slalom: come si può comprendere il rischio di rimanere ammazzati non è per niente remoto.
Gli automobilisti non rispettano nessuna regola e venderebbero un rene pur di passare prima di un altra macchina a un incrocio (gli incidenti come si può facilmente intuire sono frequenti) per non parlare del fatto che quando guidano su tangenziali o super strade si ha l’impressione che si sia appena entranti in una versione ‘live’ del video gioco need for speed, con la differenza che nel videogioco se perdi una vita ne hai un altra.

INTERNET
Internet in Cina è pesantemente censurato. E nonostante ci siano dei programmi detti VPN(virtual private network) o dei server proxy per aggirare la censura questo crea comunque immancabilmente degli inconvenienti: innanzitutto le versioni gratuite dei VPN sono incredibilmente lente e quindi se si vive per molto tempo in Cina ci si deve arrendere a comprare un VPN(questi programmini per aggirare la censura) a pagamento.
E in ogni caso, censura o no, Internet in Cina è incredibilmente LENTO, soprattutto per quanto riguarda i siti stranieri(che sono il 90% dei siti che frequento).

Allora si dirà: CHE CI STAI A FARE?
In effetti, arrivato a questo punto, me lo chiedo anche io. Ormai sono solo in attesa di mettere da parte un po’ più soldi e partire. Sono davvero stanco di tutto ciò. E’ decisamente ora di cambiare aria.

Ho buttato giù questo post di getto, quindi la forma lascia a desiderare…peace.

la psiche: cronache di una notte con la coscienza espansa.

prima che svanisca tutto..

cosa scrivere esattamente ?

Verso le 8 di sera, cena….eravamo ancora sul pianeta terra….nel pianeta delle scimmie. Normale serata a wudaokou, il posto nella parte nord-est della città di Pechino (Cina) dove la mattina, appena svegli, stranieri di tutto il mondo si appropinquano nelle università di questa cittadina-satellite di wudaokou per seguire i loro corsi di lingua cinese (o fingere di farlo) o di altre discipline universitarie e durante la notte dei weekend (e non solo) abbassano il loro livello di coscienza con bevande alcoliche nella speranza di rimuovere tutti gli ostacoli che si frappongono tra loro e l’effimero piacere di una scopata che possa appagare il loro (il nostro…) istinto di scimmie che la biologia ci dice che dobbiamo usare per riprodurci e perpretare questo bellissimo e bruttissimo mondo.  L’alcol abbassa il livello di coscienza al di sotto del normale livello di veglia (appena sopra il livello di sonno), rimuovendo la sovrastruttura umana e riducendo le persone a scimmie, facendo vedere la gente per quello che è: gente bisognosa di cibo, accoppiamento, sonno, socialità, comunicazione, pisciare, cagare (questo è tutto quello di cui la gente ha bisogno, nient’altro. ) Davvero nient’altro… anche se ovviamente sono gli opperli, soprattutto gli opperli associati alla socialità in tutti i suoi aspetti (amore, amicizia…), che riempiono la vita.

E questo è fin troppo chiaro con alcune tecniche per l’espansione della coscienza. Tecniche che espandono la coscienza a un livello superiore,  al di sopra del “normale” livello di veglia. Queste tecniche sono conosciute in altre parti del mondo da millenni e sono da sempre l’anello di connessione di noi scimmie evolute con l’infinito, il nostro unico ancoraggio all’infinito che circonda il nostro pianeta. Il cervello umano non è nient’altro che un computer con il dono della coscienza di se. Un computer potentissimo che durante la vita quotidiana usiamo solo per una piccolissima parte e che con alcune tecniche di abbassamento della coscienza( come l’alcol) usiamo ancora meno.

Il viaggio verso una coscienza più espansa, verso una maggiore consapevolezza di se e del mondo è iniziato intorno alla mezzanotte. E (per chi lo sa) gli effetti di base sono sempre gli stessi: quando la coscienza inizia ad espandersi e a perdere il suo livello quotidiano, il risveglio dal sonno dello stato di veglia che si esperisce tutti i giorni avviene,  la “visione” delle connessioni che legano le altre scimmie umane tra di loro, la visione delle loro paure, delle loro gioie, delle loro grandezze, delle loro meschinità è finalmente visibile in maniera più chiara.

Verso l’una di notte questo cominciava ad essere chiaro e poco dopo, preso atto di cio’, decidiamo di uscire perchè qualcuno voleva comprare del succo di arancia e delle sigarette ….e il sogno lucido è iniziato (please look on Google for “sogno lucido”): sulla strada per il Seven Eleven ( guarda: http://en.wikipedia.org/wiki/7-Eleven#China)  e tutto intorno il seven eleven (dove dovevamo andare per comprare sigarette e succo di arancia) c’erano tutte le scimmie intente nelle loro minuzie del sabato sera: bere alcol, abbassare il livello di coscienza e accoppiarsi come cani, gatti e tutti gli altri esseri viventi fanno. La differenza tra noi e loro era abissale….eravamo come degli DEI  e loro erano stupide bestie intente a rimuovere gli ostacoli e raggiungere l’obiettivo di spargere il proprio liquido seminale e creare altri animali.

La frase della nottata è stata <<Bang the chick, dodge the spears.>> (please look at this video from 2:15 minute: http://www.youtube.com/watch?v=WmNFqJNJJOc )  che significa letteralmente “sbattiti la troietta, schiva le frecce” ed era quello che vedevamo intorno a noi: gente schivare gli ostacoli per chiavare.

Era come guardare un film , bastava guardare un gruppo di gente e seguirne i dialoghi e i movimenti …l’unica cosa che ci mancava era una comoda poltrona e dei popcorn!! :)) cazzo!! altro che Sky Cinema :) Abbiamo visto tutti questi animali con i vestiti, animali che guidavano le macchine o che vendevano roba arrostita ad altri animali della tribù. E’ stata una sensazione…che non si può descrivere. La gente fuori al Sensation (famosa discoteca di Wudaokou, Pechino) agiva perchè la propria animalità la portava li’ ma non sembravano contenti, o forse erano solo superificialmente contenti per la maggior parte, persi nelle loro paure appena appena lucidate da un aura di falsa felicità donata dall’alcol.  Era un atmosfera di estremo degrado quella che abbiamo visto tra il Sensation e il Seven Eleven quella notte. Ed era come un sogno lucido per l’appunto, un sogno dove tutto quello che vuoi accade, perchè tutto cio che vuoi è li’, è nella tua testa e le cose basta volerle ed essere convinti di volerle per ottenerle. Il problema sono i falsi desideri, le cose che la società ci ha addestrati a volere per appagare i desideri e la fame di potere di pochi oligarchi, capi di governo o capitani di industrie. Questa gente sa cosa vuole e schiavizza e soggioga tutte le altre scimmie umane per raggiungere i propri desideri. Ma è gente triste. Perchè è gente che non ha capito che l’unica felicità è quella che si raggiunge con lo spegnimento di qualsiasi desiderio….perchè desiderio significa tristezza, perchè una volta raggiunto quel desiderio la felicità non dura che un istante e poi il processo mentale che ci fa correre dietro a qualche altro illusorio bisogno ricomincia. La gente si fa troppi problemi e non si rende conto che questo pianeta (e tutti gli altri pianeti abitati che ci saranno sicuramente in qualche parte dell’universo) è bellissimo e che la vita è un miracolo.  Il mondo è insensato, senza alcun senso e bellissimo. E non abbiamo bisogno di niente….abbiamo già tutto….basta guardarsi dentro: e per fare ciò ci vogliono anni di meditazione o semplicemente usare delle scorciatoie, le stesse scorciatoie che abbiamo usato noi in quella notte di maggio del 2011 a Pechino.

La mente diventa un attrezzo estremamente potente e affilato e tutto ciò che è intorno può essere compreso, le cose sono finalmente chiare: finalmente si scopre la dolorosa (per alcune persone) verità circa le istituzioni con cui ci identifichiamo, il vedere al di là delle mistificazioni tribali, di perdere ogni illusione circa i nostri doveri verso la società e abbandonare falsi bisogni .

GENTE: SVEGLIATEVI CAZZO!!!

La cosa più brutta e deludente però è che una volta atterrati di nuovo in questa società, in questo mondo, il cervello perde la sua capacità di VEDERE e si addomenta di nuovo…ritorna ai suoi falsi bisogni, alle sue piccolezze, alla sua meschinità incapace di vedere ciò che dovrebbe essere evidente sempre. Ma questo non accade subito…le sensazioni dell’espansione di coscienza sono ancora ben vivide qualche ora dopo e lo stupore per ciò che si è visto e esperito è un buon supplemento, un buon “pungolo” per rendere la coscienza addormentata un po’ meno cieca. Anche se poi quando ancora un giorno trascorre si torna quasi del tutto al normale stato. Quasi: perchè il ricordo di ciò che si è vissuto permane e si è in qualche modo consapevoli che viviamo in una mondo di ciechi, dove i falsi bisogni trionfano, semplicemnte perchè la gente è incapace di percepire, perchè il loro (il nostro) cervello non è abbastanza addestrato.

ecco quello che la gente fa di solito….(da 2:10 minuti del video)

Going back and forth from China

I’ll write this post in italian…. tie’!(a typical italian exclamation)

Scrivo questo post in italiano perchè scrivendo nella mia fottuta lingua madre sento di avere più padronanza di linguaggio e magari evito anche di guardare il dizionario ogni due secondi (per esempio la parola “padronanza” la dovrei cercare sul dizionario). E poi scrivendo in italiano mi capisce meno gente, e questo post non voglio che lo capisca molta gente. In realtà non so bene cosa voglio scrivere.

Ma andiamo con ordine: sono circa 2 anni che vivo in una situazione di attrazione-ripulsione per l’amata-odiata Cina (ed è un “sentire” sia fisico che “materiale”, nel senso che materialmente vado e vengo dalla Cina). Una volta ho sentito dire a Tiziano Terzani, grande giornalista vissuto in Asia 30 anni e morto nel 2004 di tumore,  che mentre si sta vivendo il presente non si riesce bene a mettere a fuoco e a “capire” il filo rosso che lega le proprie decisioni nel percorso della vita ma che poi, giunti ad una certa età e guardando indietro, si vedono tutti i legami tra ciò che si è fatto nella vita, tutti i perchè, tutte le connessioni tra i varii eventi dell’esistenza. E’ un ipotesi senz’altro affascinante  e se è vera, sinceramente,  non vedo l’ora di arrivare ad “una certa età” per capire il senso di tutto ciò.

Torniamo a due anni fa: aprile 2008,post-laurea: parto per Arcosanti, in Arizona, Stati Uniti (www.arcosanti.org , vedere anche il mio blog su Arcosanti linkato su questo sito) e decido (con molta poca convinzione) che “non voglio avere più a che fare con la Cina”…dopo qualche mese comincio ad avere dei dubbi in proposito e a giugno 2008 torno in Italia…20 giorni in Romania….un mesetto di lavoro a Londra….mi gratto le palle per un po’ in Italia e poi decido: “no, cazzo, devo tornare in Cina….” e allora a febbraio 2009 inizio un corso di un anno (fino a gennaio 2009) di lingua cinese in un università a Pechino(Cina)…e verso diciamo il quinto – sesto mese inizio a pensare “ma che merda sta Cina” , “mi so proprio rotto i coglioni, odio la Cina”..cmq mi fo un mesetto di viaggio in Cina e Laos (ad Agosto 2009), mi sto qualche altro mese in Cina e a Febbraio 2010 (un anno dopo il mio arrivo in Cina) vado in Australia con un “work and holiday visa”, un visto che mi permette di lavorare e viaggiare in Australia: sono deciso ad abbandonare la Cina (anche sta volta con ben poca convinzione e molta confusione) e allora worko and holidayo un 2 – 3 mesi in Australia(da febbraio ad aprile) e ad un certo punto, mentre sto workando e holidayando in Australia, comincio a pensare “devo tornare in Cina” , “in fondo mi manca” …”ci sono stati dei momenti che l’ho odiata ma ci son stati anche tanti momenti positivi” …e allora penso..”si-si devo tornare in Cina”…però sono anche più di 14 mesi che non sono MAI tornato in Italia..e allora penso: torno 3-4 settimane in Italia e poi me ne torno in Cina. decisione presa. A fine aprile (2010) torno in Italia, aspetto qualche giorno e vado a Roma (all’ambasciata) a fare il visto per la Cina, mi prenoto un volo a 300 euro su http://it.lastminute.com con una compagnia egiziana che non mi ricordo manco come si chiama (forse EgyptAir) e mi preparo a partire di nuovo per la Cina il 30 maggio 2010, ore 14.25: scalo al Cairo, Egitto; destinazione: Pechino, Cina. Quindi dal 31 maggio 2010 (se l’aereo, anzi “gli aerei” non cadono), sono di nuovo a Pechino, Cina.

Dromomania ?

La paura di ciò che può accadere


Quella che segue è l’ultima parte (scritta da Timothy Leary) dell’introduzione al libro “LSD La Droga Che Dilata La Coscienza” ( pubblicato in Italia nel 1967 da Feltrinelli e originariamente pubblicato negli Stati Uniti nel 1964 col titolo “LSD The Consciousness Expanding Drug” ) e tratta delle paure più frequenti che potrebbero avere gli individui nell’assunzione di sostanze psichedeliche.

ecco il pezzo ( il pezzo che segue è estrapolato dall’introduzione al libro ) :

La Paura di Ciò Che Può Accadere

Tutti noi. e qui includo i veterani più navigati in materia psichedelica, dobbiamo riconoscere certi timori che sono generati dall’idea di sperimentare le sostanze psichedeliche. Il primo passo da compiere per agire costruttivamente su questa paura è quello di tentare di capire il suo tipo e la sua causa. Si possono enumerare cinque tipi più comuni di paura provocati dal concetto di espansione di coscienza:
1.Conoscitiva: la paura della perdita del controllo razionale; il terrore del disorientamento e della confusione.
2.Sociale:
la paura di compiere qualcosa di vergognoso o ridicolo, oppure di perdere le inibizioni sociali.
3.Psicologica:
la paura dell’auto-scoperta, cioè la paura di scoprire qualcosa circa noi stessi che non vogliamo affrontare.
4.Culturale:
il terrore di scoprire la dolorosa verità circa le istituzioni con cui ci identifichiamo, il vedere al di là delle mistificazioni tribali, di perdere ogni illusione circa i nostri doveri verso la società e quindi di diventare persone irresponsabili.
5.Ontologica:
La paura di scoprire un mondo di esperienze e una nuova dimensione della realtà così piacevoli da farci desiderare di non uscirne più. Questo timore si basa probabilmente sul sospetto inconscio, forse condiviso da tutti gli uomini ed espresso con grande efficacia da uno dei principali teorici e cultori delle tecniche per l’espansione della coscienza, lo scomparso Georges I. Gurjieff, che la coscienza normale sia una sorta di sonnambulismo e che da qualche parte esista uno stato di veglia, una forma di realtà (provocata dagli psichedelici) da cui non si vorrebbe più far ritorno.
Tutte queste paure sono spesso paragonate alla paura della morte. Ciascuno dei cinque elementi della struttura dell’ego si è sviluppato, per opera degli insegnamenti, dell’esperienza e dell’abitudine, a tal punto che può essere considerato come una parte dell’identità. Le paure rispettive corrispondono alla paura di una disgregazione, di una frantumazione di tale identità. Il terrore di una simile disgregazione equivale al terrore della morte, è indistinguibile da esso. Tuttavia noi crediamo che il costrutto dell’identità sia un illusione. Chi ha il coraggio di affrontare il crollo dell’illusione muore, ma muore in senso mistico.
Dice un distico zen: “Sii morto, completamente morto, e agisci secondo il tuo volere.” Si tratta di quel processo terapeutico che Tillich descrive come “una passeggiata all’inferno”. Chi ha il coraggio di passare attraverso questo inferno si merita ciò che di trascendente si trova al di là.
Come altre forme di angoscia, queste cinque paure sono connesse con profonde aspirazioni e potenzialità insite nell’uomo. Per ogni terrore esiste una corrispondente liberazione.
Il terrore conoscitivo è l’interpretazione negativa del desiderio di uscire dalla nostra mente per poter fare un pieno uso del nostro cervello. La trascendenza della mente rende possibili nuove forme di coscienza.
Il terrore sociale di far qualcosa di condannabile è l’interpretazione negativa dell’antico assioma (taoista, Zen, buddista) secondo cui dobbiamo uscire dalla nostra mente per poter raggiungere quello stadio di calma creativa da cui scaturiscono le più ricche esperienze.
Il terrore di scoprire noi stessi è l’aspetto negativo della possibilità di scoprire ciò che esiste al di là di noi stessi.
La paura di non poter più conservare le nostre illusioni circa la società è l’aspetto negativo della possibilità di concepire l’idea di nuove soluzioni istituzionali.
Il terrore della schiavitù ontologica è l’interpretazione statica e negativa del concetto di libertà interna, che pressuppone la nostra capacità di spostarci volontariamente da un livello di coscienza ad un altro, allo stesso modo in cui lo scienziato trasferisce la propria attenzione dal microscopio al telescopio.
Questo libro, dedicato alle sostanze dilatatrici della coscienza e scritto da scienziati e da studiosi, è un altro episodio che s’inserisce nel giro senza fine della comunicazione, del “gioco” di chi legge e di chi scrive. Ci sono gli autori, che si sforzano di spiegare e descrivere delle esperienze che, come essi stessi ammettono, sono al di là della portata delle parole, e ci sono i lettori, ciascuno dei quali si accosta al libro col suo background di attese ed esperienze.
Programmiamo la lettura di questo libro nello stesso modo in cui programmiamo una seduta psichedelica. Il soggetto consiste, naturalmente nei tredici capitoli che stanno per presentarsi al sistema nervoso del lettore. Per ottenere il massimo risultato da questo libro, come da una seduta psichedelica, bisogna affrontarlo con mente aperta. Ci sia permesso di dire che questo libro non può rientrare nelle categorie mentali di chi non ha ancora partecipato ad una seduta psichedelica. Chi cercasse di imporre a questo libro la propria struttura razionale finirebbe col rimanere entro i limiti delle proprie categorie, e sarebbe un peccato per lui e per noi.
Al pari di una seduta psichedelica, questo libro può meravigliare, eccitare e persino spaventare, sempre che il lettore voglia abbandonarsi alle proprie emozioni. Ma se egli è in grado di rendere le proprie categorie razionali elastiche e permeabili, può rendersi conto di alcune delle possibili esperienze( sociali, creative, psicologiche, culturali ed ontologiche) offerte dal processo di espansione della coscienza.
Lo studio delle droghe psichedeliche ha suscitato negli ultimi dieci anni un enorme reazione emotiva da parte della società. Ciascuno degli “espansori di coscienza” che hanno collaborato a questo libro ha corso due pericoli, uno personale ed uno sociale.
Innanzitutto, ciascuno di loro è uscito volontariamente e in modo costruttivo dalla propria mente per poter poter procedere nelle proprie ricerche. In secondo luogo, hanno tutti rischiato delle sanzioni sociali per poter scrivere delle proprie esperienze. Alcuni hanno perso il loro lavoro, altri hanno messo a repentaglio la propria reputazione, tutti hanno dovuto tener testa agli stali dell’ortodossia in un momento in cui sarebbe stato più comodo battere in ritirata.
Essi hanno goduto il piacere dell’avventura, l’eccitazione della scoperta, il fascino del paradosso.
Auguriamo al lettore che il libro coomunichi anche a lui le stesse emozioni.

Timothy Leary. Millbrook,N.Y. Maggio 1964

p.s. Solo l‘introduzione è scritta da Timothy Leary, il resto del libro è scritto da 15 autori differenti tra i quali Aldous Huxley (autore de “Le Porte della percezione” ), Alan Watts, Humphry Osmond ( lo psichiatra che ha coniato il termine “psichedelico” ), William Borroughs (scrittore, autore de “il Pasto Nudo”), eccetera eccetera….filosofi, scrittori, medici, psichiatri, teologi….

p.s. 2 Il libro tratta dell’LSD sotto molteplici aspetti, e non solo per quanto riguarda i timori che possono accompagnare lo sperimentatore nell’assunzione dell’LSD (i timori sono trattati solo in quella parte dell’introduzione riportata sopra).

Dichiarazione di evoluzione

Quando nel corso dell’evoluzione organica diventa ovvio che un processo di mutazione sta inevitabilmente dissolvendo i legami fisici e neurologici che connettono i membri di una generazione al passato e che li indirizzano inevitabilmente ad assumere tra le specie della Terra la separata e uguale condizione a cui le Leggi della Natura e il Dio della Natura li ha chiamati, un dignitoso interesse per l’armonia delle specie richiede che debbano essere dichiarate le cause della mutazione.

Noi consideriamo queste verità come autoevidenti:
che tutte le specie sono create differenti ma eguali;
che sono dotate, ognuna, di determinati inalienabili diritti;
che tra questi ci sono la Libertà di Vivere, di Crescere, e la Libertà di perseguire la Felicità secondo il proprio stile;
che per proteggere questi diritti dati da Dio le strutture sociali si formano naturalmente, basando la loro autorità sui principi dell’amore di Dio e del rispetto per tutte le forme di vita;
che quando una qualsiasi forma di governo diviene distruttiva della vita, della libertà e dell’armonia è un dovere organico dei membri giovani di quella specie di mutare, di abbandonare, di iniziare una nuova struttura sociale, gettando le sue basi su tali principi e organizzando il suo potere in una forma tale che sembri opportuna per produrre la sicurezza, la felicità e l’armonia di tutti gli esseri senzienti.

La saggezza genetica suggerisce che in realtà le strutture sociali stabilite da lungo tempo non dovrebbero essere abbandonate per frivole ragioni e cause contingenti. L’estasi della mutazione è egualmente bilanciata dal dolore. Concordemente tutta l’esperienza mostra che i membri di una specie sono più disposti a soffrire quando i mali sono sopportabili, piuttosto che abbandonare le forme a cui sono abituati.

Ma quando una lunga catena di abusi e usurpazioni, che perseguono tutti invariabilmente gli stessi scopi distruttivi, compromettono la stessa fabbrica della vita organica e la serena armonia del pianeta, è diritto, è dovere organico quello di abbandonare tali morbide convenzioni e sviluppare nuove amorevoli strutture sociali.

Grande è stata la paziente sopportazione dei popoli amanti della libertà, e grande è oggi la necessità che ci impone di formare nuovi sistemi di governo. La storia degli uomini bianchi, mendaci, menopausali che oggi governano il pianeta terra è una storia di ripetuta violazione delle armoniose leggi di natura, tutte aventi lo scopo diretto di stabilire una tirannia della decadenza materialistica su chi è gentile, amante della pace, giovane, colorato. Per provare questo, lasciamo che i fatti siano sottoposti al giudizio delle generazioni future. Questi vecchi, bianchi governatori hanno mantenuto una guerra continua contro le altre specie di vita, schiavizzando e distruggendo follemente uccelli, pesci, animali e diffondendo uno strato letale di cemento sul soffice corpo della terra.
Essi hanno mantenuto allo stesso modo un continuo stato di guerra tra loro stessi e contro le razze colorate, gli amanti della pace, il gentile, il giovane. Il genocidio è il loro costume.
Essi hanno istituito carestie artificiali, negando alle popolazioni pacifiche il naturale lascito dell’abbondanza della terra e la dote di Dio.
Essi hanno glorificato i valori materiali e degradato lo spirituale.
Essi hanno proclamato la proprietà privata, personale della terra di Dio, guidando con la forza delle armi il gentile nei suoi passaggi sulla terra.
Nella loro avidità hanno creato immigrazione artificiale e barriere doganali, prevenendo il libero movimento delle persone.
Nella loro lussuria per il controllo hanno organizzato sistemi di educazione obbligatoria per opprimere le menti dei bambini e distruggere la saggezza e l’innocenza dei giovani amanti del gioco.
Nella loro lussuria per il potere hanno controllato tutti i mezzi di comunicazione per prevenire il libero diffondersi delle idee e bloccare scambi d’amore fra i gentili.
Nella loro paura hanno istituito grandi plotoni di polizia segreta per spiare la vita privata del pacifico.
Nella loro rabbia hanno costretto il giovane pacifico contro la sua volontà a entrare nei loro eserciti per condurre guerre omicide contro il giovane e gentile di altri paesi.
Nella loro brama hanno fatto della costruzione e vendita di armi la base delle loro economie.
Per profitto hanno inquinato l’aria, i fiumi, i mari.
Nella loro impotenza hanno glorificato l’assassinio, la violenza, e il sesso innaturale nei loro mass media.
Nella loro decadente bramosia hanno organizzato un sistema economico che privilegia i vecchi nei confronti dei giovani.
Essi hanno tentato in ogni modo di imporre una uniformità da robot e di distruggere la diversità, l’individualità, e l’indipendenza di pensiero.
Nella loro avidità hanno istituito sistemi politici che perpetuano il governo dei vecchi e costringono i giovani a scegliere tra un conformismo di plastica e una disperante alienazione.
Essi hanno invaso il privato con ricerche illegali, l’arresto senza motivo, e la vessazione sprezzante.
Essi hanno organizzato un esercito di spie.
Nella loro avidità essi incoraggiano il consumo di catrami mortali e zuccheri e impiegano crudeli e inusuali punizioni per il possesso di acidi e alcaloidi che danno la vita. Non ammettono mai un errore. Strombazzano incessantemente la virtù dell’avidità e della guerra. Nella loro pubblicità e nella loro manipolazione dell’informazione essi fanno un feticcio della appariscente falsità e della pia autoesagerazione. I loro ovvi errori li stimolano solo ad un errore più grande e ad una più rumorosa autoapprovazione.
Essi sono dei seccatori.
Odiano la bellezza.
Odiano il sesso.
Odiano la vita.
Noi li abbiamo periodicamente avvertiti delle loro iniquità e cecità. Abbiamo cercato di farli ridere.
Noi abbiamo profetizzato in dettaglio il terrore che stanno perpetuando. Ma essi sono stati sordi al pianto del povero, all’angoscia del colorato, al roboante scherno del giovane, agli avvertimenti dei loro poeti. Adorando solo potere e denaro, essi ascoltano solo potere a denaro. Ma noi non parleremo più a lungo in questa lingua severa. Noi dobbiamo quindi accettare la necessità genetica, distaccarci dalla loro fredda pazzia e sopportarli d’ora in poi come sopportiamo il resto delle creature di Dio – in armonia, fratelli di vita, nel loro eccesso, nelle loro minacce alla vita.
Noi dunque amanti di Dio, della pace, della vita, del piacere, uomini e donne, che si appellano al Supremo Giudice dell’Universo per la rettitudine delle loro intenzioni, solennemente pubblichiamo e dichiariamo che, in nome e per autorità di tutte le cose senzienti che cercano gentilmente di evolversi in questo pianeta, siamo liberi e indipendenti, e sollevati da tutti i legami con il Governo degli Stati Uniti e con tutti i governi controllati dai menopausali, e che ci raggruppiamo in tribù di compagni che la pensano come noi, reclamiamo completo potere di vivere e muoverci sulla terra, di ottenere sostentamento con le nostre mani e menti, nello stile che ci sembra sacro, e di compiere tutte quelle Cose a Atti che gli Uomini Liberi e le Donne Libere possono compiere per diritto, senza interferire con gli stessi diritti di altre specie e gruppi.

Timothy Leary (cerca “Timothy Leary” su Google)

libri interessanti(ma alcuni introvabili in italiano perchè fuori stampa da anni):
-La gaia cosmologia. Avventure nella chimica della coscienza di Alan W. Watts, Astrolabio 1980
-LSD: la droga che dilata la coscienza di David Solomon, Feltrinelli 1964
-Le porte della percezione di Aldous Huxley, Mondadori 2002 (all’interno dello stesso volume Paradiso e inferno di Aldous Huxley).

Fiducia…


<< Sto cercando di trovare le parole, ho bisogno di parole
Parole convincenti, parole penetranti,
che ti fanno un buco in testa e che poi lasciano frammenti in ogni dove>> ...
<<parole…coscienti che farebbero più effetto un po’ di missili anticarro e che in sostanza
parliamo per parlare >>

Questi sono dei versi di una canzone degli Al Mukawama e descrivono perfettamente il senso di impotenza di fronte al muro dell’incomprensione di chi non vuole sentire o Vedere ( con la V maiuscola, inteso nel senso di “prendere coscienza”, “rendersi conto”).
A me , IN GENERE(che significa “nella maggior parte dei casi” ), da un senso di fastidio quasi fisico il leggere blog o comunque cose che possono sembrare una sorta di “diario on-line” o per meglio dire “sfogo online”…mi da fastidio perchè non sopporto che pensieri o sensazioni intime (personali) vengano date in pasto a un pubblico indefinito ed eterogeneo quale può essere quello di Internet.
In realtà non mi piace (anche se non posso dire di non essere attratto dallo “sbiriciare”) non solo perchè mi da la sensazione che chi lo possa leggere sia attratto a farlo da un senso del morboso (dal quale non mi ritengo immune) ma anche perchè sono convinto ( e si badi bene che per me “essere convinto” non significa che sono certo di quella cosa, ma solo che NEL MOMENTO in cui lo penso ne sono convinto) che le parole date in pasto al cyberspazio (come si usava chiamare Internet negli anni 90 ) siano rese, già di per se vuote, estremamente banali e prive di un vero senso.
Internet, e in particolare i propri SENTIMENTI(la maledizione del genere umano), appiattisce e svuota tutto di significato e qualcosa di personale letto su un “diario on-line” diventa un diversivo insano a cui dar luogo tra un emoticon su messenger e un tag su facebook.
Detto ciò…passiamo a scrivere di un mio morboso, insano, vuoto, inutile e banale “sfogo on-line”…il tema è: “la fiducia” (tempo di svolgimento: 35 minuti…ehm no…il tempo era una reminescenza dei compiti in classe al liceo): dicevo…..facciamo una piccola premessa: la fiducia si acquisisce nel tempo e nel ricorrere di alcuni episodi che si ripetono in un determinato arco temporale e che danno conferma del fatto che una persona sia o meno degna di fiducia…quello che accade però e che alcuni episodi visti o percepiti come ” episodi chiave” possano in realtà nascondere altro…possano trasmettere insomma degli input distorti…e la distorsione è dovuta a chi percepisce quegli input, o anche al fatto che le circostanze facciano sembrare una tal cosa in un tale modo. E un ripetersi di determinati “input distorti” nel tempo contribuisce a far calare la fiducia in qualcosa o qualcuno.
Diverso è il caso di una persona per la quale non si è avuto il tempo o il modo (o tutt’e due) di capire se sia o meno degna di fiducia o magari l’accordare fiducia a qualcuno senza conoscerlo veramente……….
ma queste sono appunto solo PAROLE….e dopo aver scritto la “piccola premessa” mi è passata pure la voglia di scrivere quello che volevo scrivere.
Sono tornato da poco, è stata una bella settimana e ora però ho mal di testa e un vago senso di nausea allo stomaco….forse una dormita mi farà bene….ma forse anche no….
in tutti i casi FUCK THE WORLD.

da "Ilona Arriva con La Pioggia" di Alvaro Mutis


Non ho mai creduto in ciò che la gente chiama sfortuna, intesa come condizione stabilita dal fato senza che si possa avere ingerenza nel suo mutare o nel suo orientamento. Penso si tratti di un certo ordine, esteriore, estraneo a noi, che imprime un ritmo contrario alle nostre decisioni e ai nostri atti, ma che in nulla deve danneggiare le nostre relazioni con il mondo e le sue creature. Quando una di queste bufere infuria su di me, continuo a godere della compagnia dei miei amici di bar, della complicità delle amanti occasionali, del dialogo con le sagge e flemmatiche “madames” delle case d’appuntamento e a dividere con alcuni esperti e assai stimati amici, dispersi in diversi angoli del pianeta, la speculazione sul destino delle grandi dinastie d’occidente, segnato spesso da quelle unioni fatali per evidenti fini politici e che cambiano poi tutta la storia per diversi secoli.
A Puerto Rico, ad esempio,continuo a meditare con un carissimo e più che eminente storico, sulle conseguenze del matrimonio di Maria Di Borgogna con Massimiliano D’Austria.
Il perdersi in simili labirinti, che ai neofiti può sembrare un occupazione sterile, mi sembra molto più pratico e concreto che prendere a testate, come un capretto, le circostanze estranee a noi che congiurano per complicare il lato puramente utilitario della nostra vita che è, senza dubbio, il più irreale e inafferrabile, data la sua elementare e irrimediabile idiozia.

da “Ilona Arriva con La Pioggia” di Alvaro Mutis