北京人 Běijīng rén

Quello che mi passa x la capoccia….

Hey there! Thanks for dropping by Theme Preview! Take a look around
and grab the RSS feed to stay updated. See you around!

Category : lavoro in cina

Ecchice di nuovo qui. Sospendo per un attimo la narrazione del viaggio Pechino-Sud Italia via terra (avvenuto ormai un anno fa).
E’ il 28 settembre e sono a Kunming, nello Yunnan: La provincia più a sud della Cina insieme al Guangdong e al Guangxi. Sono a casa di N. , mio amico ameriGano-Běijīng-rénnnese (pechinese) che a febbraio del 2011 si è trasferito nel freddo della capitale cinese dalla fascinating Las Vegas, Nevada, United States. Ora da un annetto vive a Kunming,Yunnan,China (http://goo.gl/maps/JSfrL) con la ragazza e i due gatti: Catbus(:D) e Charlie.
Durante la (ormai) passata estate ho pensato spesso di lasciare pechino e trasferirmi qui, nel relax ozioso dello Yunnan, lontano dallo stress, dal caos e dell’inquinamento di Pechino. E….I’ll do it….appena magari la vita pechinese di lavoro-casa-stress mi diventerà ancora un po’ più insopportabile.
Comunque, in attesa di fare ciò mi sono preso due settimane di vacanze, di tregua dal lavoro-da-scimmia-in-ufficio, che sommate alla settimana di vacanze per la festa nazionale cinese(1-7 ottobre) fanno 3 belle settimane lontane dal grigiore e dallo scoglionamento di un lavoro avanti a un monitor.
Settimane che fino all’ultimo non so come spendere. Quello che so di certo, è che non starò in ufficio. Fino a prima dell’inizio delle mie settimane di vacanza sto ospitando a casa S. , un Couchsurfer tedesco.
Lui sta viaggiando dall’Europa via terra ed è arrivato a Pechino attraverso le ex repubbliche sovietiche. La sua prossima tappa è Xi’An: decido di partire con lui.
Mi faccio le mie eccitantissime 12 ore Pechino-Xi’An su un bellissimo sedile duro (equivalente della seconda classe) e alla 4 e mezza di mattina arrivo a Xi’An.
Che del resto è la solita informe, triste, caotica, metropoli cinese senz’anima. La cosa triste(e risaputa) è che Xi’An (come il resto della Cina) ha una storia di migliaia di anni: una storia distrutta per far posto a palazzoni moderni orrendi e a quartieri commerciali disumani. La cosa ancora più incomprensibile (e disgustosa) è che in questa città come in altre città cinesi l’antico viene distrutto e ricostruito in stile Disney, finto e senza significato. Xi’An però ha una bella e vivace parte musulmana con tantissimi ristorantini, luci, genti e colori che sembrano avere un autenticità che nel resto della città è ormai definitivamente scomparso. La moschea è anche piacevole col suo stile totalmente cinese (a parte i tappeti da preghiera nella sala in fondo al complesso). La torre del tamburo e la terra dell’orologio(in mezzo a un super-caotico incrocio nel mezzo della città) invece non hanno più alcun senso.
Ovviamente rivisito (dopo la prima volta del 2004) i guerrieri di terracotta e la sensazione che mi lasciano è la stessa di allora: “150 yuan(20 euro) per vedere qualche decina di mamuozzi di terra” ; in pratica, scusate l’ignoranza archeologica, ma a me di sti cosi di terracotta famosi in tutto il mondo non mi frega assolutamente niente, non esercitano alcun fascino su di me. Per non parlare poi della speculazione di far pagare l’ingresso 20 euro e dell’enorme business che ‘sti cosi di terracotta generano.
Una delle sere passate a Xi’An io e S.,il couchsurfer che ospitavo a casa a Pechino, siamo andati a un meeting couchsurfing: cena in un ristorantino nel quartiere musulmano e poi alla ricerca di un bar il cui è accesso alla strada dove si trova è sbarrato da un ENORME cantiere per la costruzione di qualche enorme complesso Disney-style finto-cinese. Giriamo per qualche decina di minuti e poi alla fine finiamo per avere un party in una fontana circolare(vuota) e comprare birre a 3 yuan (mezzo euro) nel chiosco affianco alla fontana: 20 persone che bevono, parlano e fanno bagordi fino a tarda ora in una fontana, scena interessante. Poi torniamo in ostello.
Dopo 2-3 giorni a Xi’An ci dirigiamo a Chengdu, capitale della provincia del Sichuan, famosa per il cibo piccantissimo, la riserva naturale dei panda(che in realtà vivono per la maggior parte in gabbie) e la vicina cittadina di Leshan dove c’è il Buddha più grande del mondo (alto 72 metri). Io ci sono già stato nel 2009, quindi Buddha e panda me li evito. A Chengdu ci ospita M., una tipa cinese(contattata tramite couchsurfing), con la quale avevo già scambiato qualche messaggio l’anno scorso perchè stavamo viaggiando nelle stesse zone(Pakistan, Iran…). La tipa è una freak coi fiocchi: “scrittrice”, dall’umore che passa dal depresso(quando non è ubriaca) all’euforico(quando è ubriaca) e inizia a cantare roba punk o musica tradizionale cinese(a seconda della situazione). Una tipa sicuramente interessante, di cui approfondire la conoscenza. Anche se al momento dell’incontro, dopo 1 o 2 giorni che sto a casa sua, il suo comportamento mi scazza al quanto. Andiamo insieme in un bar reggae, a una festa sul terrazzo di una sua amica, e a mangiare schifezze arrostite (spiedini) per strada. Passiamo delle ore (a tratti) molto piacevoli, a tratti molto deprimenti(per me). Con un’altra tipa conosciuta su Couchsurfing andiamo anche in giro per Chengdu: per esempio al Parco Renmin (Renmin Gongyuan in cinese) dove ci sono centinaia di persone (gente comune, gente del popolo), che balla, traccia caratteri cinesi in stile “calligrafico” sul pavimento con enormi pennelli intinti nell’acqua, attraversa il lago del parco in barca, gioca a carte, porta a spasso il cane o semplicemente passeggia: è molto animato e piacevole. Dopo andiamo nella solita parte finto-antica della città in stile Disney: disgustorama.
La prossima destinazione è Chongqing che raggiungo grazie al nuovo treno super-veloce che parte dalla nuova stazione super-moderna-efficiente-che-sembra-un-aereoporto di Chengdu: sole 2 ore di viaggio invece delle 5-6 ore che ci mette il treno “normale”. A Chongqing mi ospita N., una tipa che lavora in un azienda che si occupa di operazioni finanziarie: la tipa abita da sola in un appartamento in un condominio dall’aria costosa nel centro di Chongqing, dietro uno stadio. Ha un enorme cane bianco super-affettuoso e appena arrivo offre a me e a un altro couchsurfer che sta ospitando il celebberrimo hot pot di Chongqing: questo piatto pare sia stato inventato proprio qui. Chonqqing è, diciamo, una sorta di San Francisco in salsa cinese, con tutte le sue salite e discese attraverso le colline sulle quali è adagiata la città: le somiglianze con San Francisco però purtroppo si fermano qui. Il fratello della mia ospitante è super gentile e il giorno dopo mi porta a comprare il biglietto per Kunming, mia prossima tappa, e poi a fare colazione con dei super-gustosi noodles molto spessi e larghi che non ho mai visto prima: il tempo però è inclemente piove quasi tutto il tempo. Andiamo a Chaotianmen: il punto in cui il fiume Jialing e il fiume Yangtze si incontrano. C’è una nebbia pazzesca e pioviggina, quindi non si vede un granchè, ma POTREBBE essere spettacolare :)
Poi andiamo a mangiare a Gongyadong(洪崖洞): una serie di ristoranti scavati su una parete di roccia; fino a non molti anni fa su questa parete di roccia ci abitava gente, ora è la solita Disneyland ricostruita a scopo commerciale: nonostante ciò è una struttura senz’altro originale.
Poi andiamo a Ciqikou (磁器口), la parte antica, ricostruita, della città: tanti caffè, negozietti vari…tutti a uso turistico: tranne nella parte superiore della città dove ci vive ancora gente per cazzi suoi in case non ricostruite. Facciamo qualche foto sulle rive dello Yangtze.
Il giorno dopo visita a un complesso sulle montagne, in messo alla natura: è un complesso commemorativo delle vittime (comuniste) del kuomingtang(partito nazionalista) durante gli anni ’30-’40 del 1900: a parte la propaganda che trabocca da ogni didascalia è una visita piacevole e respirare un po’ di aria pura in mezzo alla natura è un ottima cosa :)
Poi,dopo un paio di giorni a Chonqing, prendo il treno per Kunming (25 ore e 42 minuti + 1 ora di ritardo): alleluja (almeno ho la cuccetta).
E ora sono qui a Kunming, città dove ho studiato cinese per un paio di mesi nell’estate 2006. il mio amico Las Veghiano (se po di’ “lasveghiano”?) mi ospita: it’s a very niiiice tiiiime nella rilassata Kunming che seppure 10-15 anni fa era tutta un altra storia, nonostante il massiccio, remodeling è ancora un posto molto piacevole.
next stop: Shangrila (香格里拉)
Poi ritorno a Kunming e treno di 48 ore (48 ore in treno porco dio!!) fino a Pechino.

Mie foto di Xi’An, Chengdu, Chongqing:
https://picasaweb.google.com/110690272846847369745/XiAnChengduChongqingSeptember2012

Mie foto di Kunming e Shangrila:
https://picasaweb.google.com/110690272846847369745/KunmingShangrila

Una sensazione che penso chiunque abbia provato vivendo per un periodo di tempo più o meno lungo all’estero è la sensazione di ‘liquidità’, di instabilità, di perenne mutamento.
Ora va di moda la parola ‘expat’ (‘espatriato’?) per indicare la gente che vive all’estero. E nonostante non credo ci sia una ragione precisa per cui si sia cominciato ad usare questa parola invece della più comune e italiana ’emigrato’, credo che comunque la differenza sia sostanziale: l’ ‘expat’ in realtà non è un emigrato nel senso proprio del termine o almeno non lo è come lo si intendeva 50 anni fa.
L’expat (secondo la mia visione) è una persona tra i 23 e i 35 anni, che ama viaggiare e che passa tempi più o meno lunghi all’estero a studiare e/o lavorare.
Ma, nonostante tutti gli aspetti positivi, una cosa che ad un certo punto comincia a pesare e ad essere motivo di confusione e disorientamento, secondo il mio modesto parere, è essenzialmente il fatto che (come trend generale) si è sempre in qualche modo ghettizzati nel proprio giro di ‘expat’: occidentali di altri paesi, quando non proprio prevalentemente italiani.
Questo non sarebbe (che belle tette sode, non troppo grandi ma sode…scusate ero distratto a guardare una mia collega…ehmm..)….dicevo: il fatto di non avere troppi contatti (a livello di amicizia) con i cinesi ma rapportarsi solo con altri ‘expat’ occidentali non sarebbe una cosa negativa di per se ma porta a un grande inconveniente: il fatto è che TUTTI (facciamo il 99%?) della gente che studia o lavora temporaneamente in Cina lo fa appunto per un lasso di tempo determinato…e dopo tre, sei, dodici o diciotto mesi va via.
Questo è davvero un gran scazzo: ogni 3-6-12 mesi ci si ritrova ad avere da 10 a 2 amici nell’arco di qualche settimana, perchè la gente torna nel proprio paese o comunque si dirige verso altri lidi; dopodichè inizia (probabilmente, qualche settimana-mese dopo) un nuovo ciclo, già condannato a finire come il precedente fin dall’inizio.
Tutto ciò is very sad.
Per non parlare del fatto che, in ogni caso, vivere in questa bolla, in questa realtà virtuale che è il ghetto degli expat sebbene all’inizio sia interessante perchè (in pratica) è come vivere in un perenne Erasmus(http://it.wikipedia.org/wiki/Progetto_Erasmus) dopo un pò stanca decisamente.
Esaminiamo velocemente cosa fa un expat nel tempo libero (essenzialmente tre cose): si ubriaca, si ubriaca e si ubriaca. Molta varietà, n’è vero ? LOL …per dirla differentemente cmq: ci si scogliona in ufficio 5 giorni a settimana e i restanti due ci si da alla pazza gioia: e anche ciò comunque dopo un pò diventa una routine: stessi bar, stesse cose da fare, stessi posti…il tutto condito dalla “liquidità” , dalla temporaneità di sapere di avere degli amici temporanei, una casa temporanea, un lavoro temporaneo che cambierà nel giro di qualche mese, e via discorreggiando.
Per chi invece di lavorare studia è quasi uguale solo che (in parecchi casi) ci si da alla pazza gioia 7 giorni alla settimana invece di 2 giorni alla setttimana.
Quiiiindi qual’è la soluzione? it’s very easy…stare a lavorare in un posto (all’estero) non più di 1 anno. A menochè non si sia talmente innamorati del posto dove si vive da volervisi trasferire per luuungo tempo: caso che non è il mio comunque. Anzi, davvero non so cosa ci sto a fare ancora a Pechino.

Comincio davvero ad odiare questa città, vediamo perchè:
IL CIBO. il cibo cinese dopo due anni e mezzo quasi ininterrotti(a parte 4 mesi l’anno scorso passati tra Australia e Italia) mi ha davvero stancato: non lo tollero più e non tollero più soprattutto quelle maledette bettole schifose dove si mangia per 1 o 2 euro(10-20 yuan cinesi); e non lo tollero più per diverse ragioni: innazitutto il cibo cinese(in generale) è olioso e unto da far schifo; poi è troppo aromatizzato: i sapori praticamente scompaiono sotto una valanga di aromi(peperoncino piccante per esempio ma anche molti altri) che coprono completamente il gusto originario dell’alimento; le cucine delle suddette bettole(l’80-90% dei ristoranti cinesi è una bettola estremamente grossolana) dove si mangia per 2 euro non seguono la benchè minima regola d’igiene e ciò porta come conseguenza al fatto che 20 giorni su 30 lo stomaco non sia proprio esattamente in perfetta forma(quando non si arriva proprio a forme di diarrea acuta); ovviamente l’arredamento (per modo di dire) di questi posti è estremamente spartano e di questo non me ne fregherebbe un granchè ma anche questo dopo un po’ inizia a stancare.
Poi a questo dovremmo aggiungere l’argomento MENSA: la maggior parte delle aziende in Cina ha una sua mensa e ovviamente tutti i difetti dei ristoranti cinesi in tali luoghi si moltiplicano(e io sono costretto a mangiare a mensa ogni mezzogiorno dal lunedì al venerdì).

LA GENTE (i cinesi)
A parte la bolla degli stranieri di cui si parlava prima si deve comunque in qualche modo avere a che fare ogni giorno coi cinesi. Che, secondo il mio non modesto parere, è gente decisamente non interessante.
Il cinese medio (99% della popolazione) è spesso e volentieri privo di vere e proprie idee personali: è completamente indottrinato fin dalla culla in pratica, un perfetto robot a cui viene detto esattamente cosa pensare(e di conseguenza come agire): è una noia mortale per niente stimolante. Ed è una noia perchè le cose che pensano (sentite le opinioni di un cinese è come se ne avessi sentiti centomila) sai che non sono loro conclusioni critiche ma indottrinamenti dei quali sono stati nutriti fin dalla nascita (stronzate del tipo ‘taiwan è parte della Cina’, ‘odio i giapponesi per gli eventi della seconda guerra mondiale’, ‘fare soldi e sacrificare anche totalmente la mia vita privata è normale’) e di cui ora non possono fare a meno.
Ed è questa la ragione della crescita economica della Cina: la rinuncia totale ad un proprio pensiero critico, tale che la Cina (o almeno la Cina Han che sarebbe l’etnia dominante) è quasi come se fosse un solo uomo, assolutamente uniforme: tutti con le stesse idee e gli stessi obiettivi. A me questa gente votata esclusivamente al materialismo e spesso totalmente acritica è divenuta totalmente intollerabile.

LA CITTA’
Pechino è una città grigia, inquinata, tutta uguale.
A parte ALCUNE zone centrali della città (i pochi hutong [vicoletti] rimasti e i monumenti) è un conglomerato sconfinato di palazzi tutti uguali a se stessi. Pechino sta conoscendo un espansione senza fine, sono davvero centinaia di migliaia le persone che arrivano dalle zone rurali della Cina e di conseguenza i nuovi palazzi(casermoni di 10,20,40 piani) spuntano come funghi ovunque.
E questo è il meno: la cosa che sta davvero arrivando a livelli non più tollerabili è la stramaledetta FOLLA, la gente che sta come formiche ovunque, rendendo specialmente le ore di punta delle perenni bolge che portano lo stress a livelli non sempre quantificabili. Quella folla scomposta, maleducata, senza il minimo rispetto per il prossimo: gente che spinge come azione sistematica nelle metropolitane, gente che taglia la fila sistematicamente a mensa o in qualunque altro luogo pubblico dove in teoria sarebbe previsto il rispetto di un turno.
Ma passiamo al traffico stradale: in Cina in pratica c’è una sola regola che regola il traffico e cioè: ‘fai il cazzo che ti pare’, il che se condito di un minimo di buon senso potrebbe anche essere accettabile ma purtroppo il buon senso in Cina non è una merce molto diffusa.
Parliamo dei pedoni (per gli automobilisti il discorso è grossomodo lo stesso): cominciamo col dire che il rischio di rimanere ammazzati attraversando la strada in Cina non è per niente una oppurtunità remota. Come precondizione c’è da dire che quando per le macchine il semaforo è rosso, le macchine che vengono da destra possono comunque passare, quindi se la strada è molto trafficata il pedone (anche se il semaforo per lui è verde e attraversa sulle strisce pedonali) non passa praticamente mai. E qui la domanda sorge spontanea, e cioè: ‘ma scusa se attraversi sulle strisce pedonali non ti fanno passare?’ la risposta è ‘no’. In Cina se attraversi sulle strisce pedonali le macchine quando ti vedono o accellerano per passare prima di te o cercano di scansarti con uno slalom: come si può comprendere il rischio di rimanere ammazzati non è per niente remoto.
Gli automobilisti non rispettano nessuna regola e venderebbero un rene pur di passare prima di un altra macchina a un incrocio (gli incidenti come si può facilmente intuire sono frequenti) per non parlare del fatto che quando guidano su tangenziali o super strade si ha l’impressione che si sia appena entranti in una versione ‘live’ del video gioco need for speed, con la differenza che nel videogioco se perdi una vita ne hai un altra.

INTERNET
Internet in Cina è pesantemente censurato. E nonostante ci siano dei programmi detti VPN(virtual private network) o dei server proxy per aggirare la censura questo crea comunque immancabilmente degli inconvenienti: innanzitutto le versioni gratuite dei VPN sono incredibilmente lente e quindi se si vive per molto tempo in Cina ci si deve arrendere a comprare un VPN(questi programmini per aggirare la censura) a pagamento.
E in ogni caso, censura o no, Internet in Cina è incredibilmente LENTO, soprattutto per quanto riguarda i siti stranieri(che sono il 90% dei siti che frequento).

Allora si dirà: CHE CI STAI A FARE?
In effetti, arrivato a questo punto, me lo chiedo anche io. Ormai sono solo in attesa di mettere da parte un po’ più soldi e partire. Sono davvero stanco di tutto ciò. E’ decisamente ora di cambiare aria.

Ho buttato giù questo post di getto, quindi la forma lascia a desiderare…peace.

Mi viene in mente un video di Silvano Agosti:  “Discorso Tipico dello Schiavo” in cui si paragona la condizione di  schiavismo alla attuale condizione del lavoro salariato nel mondo globalizzato attuale dove le aziende ti rubano letteralmente la vita per il profitto e l’avidita’ dei manager.

Oggi una dipendente della compagnia dove lavoro (una compagnia di IT cinese, a Pechino) e’ stata licenziata e la seguente email e’ stata mandata a tutti i dipendenti, [a seguire un estratto della mail]:

“Hopefully all our staff will learn from this lesson and please comply with the company rules and regulations to prevent similar situations from happening again.”

Questo e’ semplicemente, patetico. Noi dovremmo imparare la lezione….non credo a quello che leggo. Sta gente non ha il minimo senso della realta’ e del rispetto delle persone. L’email anziche’ essere mandata in forma privata alla diretta interessata (la persona licenziata) e’ stata mandata a tutti i dipendenti.

Una minaccia. Un avvertimento in stile mafioso.

e poi vediamo quali erano queste ragioni per cui avremmo dovuto “imparare la lezione” (cioe’ la ragione per cui la persona in oggetto e’ stata licenziata)…altro estratto della mail mandata a TUTTI i dipendenti:

1. Unsatisfied performance in project, and no improvement within the agreed period after feedback was provided.

ok….

2. One day’s personal leave, without advance notice to project management team;

ok….

3. Insisting on taking personal leave even if the request is rejected by project management team.

interessante…

quindi ??

che cazzo dobbiamo imparare?

Che tristezza…

il video.